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E’ l’agente eziologico della rogna sarcoptica o scabbia canina, malattia cutanea non stagionale, molto contagiosa e pruriginosa.
L’acaro può infestare anche le volpi e più raramente conigli, gatti, altri piccoli mammiferi e l’uomo

Cenni morfologici e ciclo biologico

Sarcoptes è un acaro di piccole dimensioni (200-400 mm) con corpo tondo-ovale e di colore biancastro. Gli arti anteriori sono corti e terminano con due pre-tarsi non articolati e recanti una struttura a forma di ventosa, il pulvillo, che l’acaro utilizza per aggrapparsi ai cheratinociti e muoversi negli strati superficiali dell’epidermide.
Gli arti posteriori sono invece rudimentali, non si estendono oltre il corpo del parassita ed hanno lunghe setole prive di ventose; nel maschio anche il quarto paio di arti presenta le ventose.
La superficie dorsale è coperta da caratteristiche striature trasversali con un’area centrale occupata da scaglie di forma triangolare appuntite e setole spinose.
Un’altra caratteristica morfologica, importante carattere distintivo tra Sarcoptes e Notoedres, è la presenza dell’apertura anale che nel primo è nella parte posteriore del corpo dell’acaro mentre nel secondo è in posizione dorsale.

Il parassita compie l’intero ciclo vitale sull’ospite impiegando, da uovo a forma adulta, circa 17-21 giorni. Le femmine di Sarcoptes, dopo essere state fecondate in superficie, tendono a scavare dei tunnel nello strato corneo dell’epidermide (2-3 mm/die) ove depositano 2-3 uova al giorno in periodo che oscilla tra i 7 ed i 28 giorni.
Tre giorni dopo la deposizione delle uova si osserva la loro schiusa con fuoriuscita di una larva che nel giro di pochi giorni completa la sua maturazione in acaro adulto.
Sarcoptes è istofago, si nutre di siero e detriti epidermici ed è in grado di resistere al di fuori dell’ospite, cioè nell’ambiente, in condizioni di temperatura (10°-15° C) ed umidità relativa (25%-85%) ottimali per circa 9 giorni risultando ancora in grado di reinfestare un nuovo ospite per ancora 3-4 giorni.

Epidemiologia e sintomi clinici

Possono essere infestati cani di tutte le età e non sono state rilevate predilezioni di razza e sesso.
I cuccioli, i cani randagi e quelli che hanno soggiornato in pensioni o canili sono maggiormente a rischio a causa dell’elevata contagiosità della malattia che è trasmessa per lo più per contatto diretto.
Dopo circa 1-3 settimane di incubazione iniziano i sintomi clinici caratterizzati da forte prurito che aumenta d’intensità fino a diventare molto spesso “incoercibile”.
A tutt’oggi non è ancora chiaro l’esatto meccanismo che causa il prurito anche se si è concordi nel ritenere che la sintomatologia pruriginosa sia legata a non ben specificati fenomeni d’ipersensibilità (Tipo I, II, IV).
Si è visto inoltre che Sarcoptes è in grado di danneggiare i cheratinociti che a loro volta rilasciano citochine (IL-1) determinando infiammazione cutanea e quindi lo stimolo pruriginoso.
L’acaro sembra prediligere le aree del corpo scarsamente ricoperte da peli come la punta ed i bordi del padiglione auricolare, gli arti (gomiti e garretti) e la parte ventrale di addome e torace; nelle forme croniche la malattia può generalizzare ed interessare tutto il corpo.
La lesione primaria, segno diretto dell’azione dell’acaro sulla cute, è una papula sormontata da una piccola crosta giallastra; ben presto però, a causa del forte prurito, è possibile osservare lesioni secondarie all’autotraumatismo (escoriazioni, ulcere, alopecia e croste) o ad infezioni da parte di microrganismi opportunisti come i batteri ed i lieviti (Malassezia pachidermatis) che modificano completamente il quadro clinico iniziale.
Alcuni soggetti presentano pochissime lesioni ed hanno un quadro clinico caratterizzato da eritema e lievi escoriazioni (scabbia cosiddetta “incognita”), lesioni molto simili a quelle che si osservano in corso di altre malattie pruriginose come la dermatite atopica e l’allergia/intolleranza alimentare che devono essere sempre incluse nella diagnosi differenziale.
In virtù della somiglianza clinica con la dermatite atopica, è fondamentale escludere con certezza la scabbia dal momento che Sarcoptes può dare, in circa il 75% dei casi, reattività crociata con gli acari della polvere sia con i test in vivo (intradermoreazioni) sia in vitro (test sierologici); potremmo pertanto erroneamente diagnosticare una ipersensibilità agli acari in un cane che invece è affetto da rogna sarcoptica.
In medicina umana è ben documentata una particolare variante crostosa e non pruriginosa, la cosiddetta “scabbia norvegese”, così chiamata perché diagnosticata per la prima volta in un consultorio dermatologico di medicina umana in Norvegia; tale variante clinica è caratterizzata dalla presenza di gravi e diffuse lesioni seborroiche localizzate prevalentemente su mani e piedi ma che può generalizzare su tutto il corpo.
La peculiarità di tale forma clinica è nel rinvenimento, ai raschiati cutanei, di un notevole numero di acari che si moltiplicano indisturbati dal momento che le persone affette da rogna norvegese hanno malattie sottostanti debilitanti e immunosoppressive quali AIDS o Sindrome di Down.
Anche nel cane è possibile rinvenire forme cliniche analoghe, soprattutto in cuccioli debilitati o affetti da malattie virali, in animali che hanno subito trattamenti con dosi elevate di corticosteroidi o con altri farmaci immunosoppressori; come per l’uomo, anche in questi cani i raschiati cutanei evidenziano numerosissimi acari adulti nonché forme immature ed uova.

Diagnosi

La diagnosi di rogna sarcoptica si effettua visualizzando al microscopio il parassita o le sue uova ma è anche possibile, con un po’ d’esperienza, emettere diagnosi solo visualizzando le deiezioni dell’acaro che sono riconoscibili per la loro tipica forma tonda-ovale ed il caratteristico colore giallastro-marrone.
La visualizzazione di Sarcoptes non è sempre semplice perché questi acari sono solitamente presenti in scarso numero ed inoltre, nei casi cronici, le gravi alterazioni secondarie all’autotraumatismo o le modificazioni cutanee legate alle infezioni da batteri e lieviti, rendono meno agevole la loro visualizzazione. Il rinvenimento dei parassiti è ancora più difficile in quei soggetti che sono stati lavati frequentemente e nei quali si è verificata la rimozione meccanica degli strati superficiali dell’epidermide, habitat naturale di questo tipo di acaro.
I raschiati cutanei volti alla ricerca di Sarcoptes scabiei devono essere superficiali in quanto gli acari vivono tra gli starti superficiali dell’epidermide.

Per ottimizzare la ricerca dei parassiti è consigliabile seguire alcune direttive:

-tosare il mantello (non effettuare mai un raschiato sui peli)
-ricercare le lesioni papulo-crostose (lesione tipica della scabbia)
-evitare di raschiare le aree traumatizzate in cui sono stati rimossi gli strati epidermici superficiali
-applicare dell’olio di vaselina sulla cute in modo da non perdere il materiale raccolto
-eseguire i raschiati in superficie senza portare a sanguinamento la cute (l’acaro vive in superficie)
-allestire sempre più vetrini e coprirli con un vetrino coprioggetti prima di osservarli al microscopio
- chiudere il diaframma per aumentare il contrasto dei parassiti (regola valida per tutti i parassiti)

L’esecuzione di un buon raschiato e l’allestimento corretto dei vetrini aumentano notevolmente la possibilità di rinvenire i parassiti.
Nelle forme crostose, alcuni autori consigliano di lasciare per 10′ le scaglie e le croste a contatto con una soluzione cheratolitica a base di KOH al 10% con lo scopo di sciogliere l’eccesso di materiale cheratinico e di rendere più facile la visualizzazione degli acari.
In Scandinavia è stato messo a punto un test sierologico per la ricerca degli anticorpi anti-Sarcoptes con una sensibilità e specificità elevata. Tale test ha lo svantaggio di non diagnosticare la malattia nelle forme iniziali poiché la sieroconversione si verifica solo dopo 5 settimane dal contagio.
La rogna sarcoptica è una zoonosi ed in circa il 30% dei casi si possono osservare lesioni sulla cute dei proprietari dei cani ammalati; dette lesioni sono molto pruriginose e sono caratterizzate da lesioni papulari su arti, addome e pube.
Le lesioni sull’uomo sono però autolimitanti e tendono a regredire nell’arco di un paio di settimane dal momento che Sarcoptes scabiei var. canis non è in grado di scavare tunnel nella cute dell’uomo o lo fa solo transitoriamente.

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