I CANI NELLA STORIA ED OGGI

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      GGGGGGGGIUSEPPE
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      Quando si tenta una ricostruzione storica non è lecito inventare favole sia pur affascinanti: bisogna restare ancorati ai fatti, cioé a documenti certi che possono essere analizzati da tutti, e poi magari discussi o interpretati. E’ questa una regola  che vale in ogni campo della cultura e che noi cinofili dobbiamo applicare anche ai cani: se in un determinato contesto dei cani non ci sono tracce testuali, o epigrafiche, o iconografiche, di necessità occorre dedurre che in quel contesto il cane non esiste.

      Nel documento che allego vedete due fotografie: la prima è un bassorilievo che dovrebbe riprodurre cani di un popolo dell’antichità, forse gli Hittiti, in guerra contro gli Egizi. La seconda è un esempio dell’aberrazione che può derivare da una selezione basata su caratteristiche somatiche estremizzate.

      Ho scritto altrove che il termine “Molosso” è mediato da quello della popolazione che con tutta probabilità li importò in Italia, appunto i Molossi dell’Epiro. Tuttavia pare certo che la vera zona di provenienza di questi cani sia da ricercare nell’Asia centrale e che essi abbiano seguito le cosiddette popolazioni “indoeuropee” nelle loro migrazioni verso occidente. Ecco perché si ritiene comunemente che i cani molossoidi derivino da un antico progenitore chiamato “Molosso del Tibet” del quale parlano Marco Polo ed altri viaggiatori.

      Già il termine “indoeuropeo” è convenzionale, poiché non si riferisce ad una popolazione e ad un periodo storico ben preciso, bensì al secolare spostamento di genti diversissime dagli altipiani centrali dell’Asia verso l’Europa. Giunte ad affacciarsi sul Mediterraneo, queste popolazioni penetrarono in Europa seguendo diverse direttive: alcuni puntarono verso l’Anatolia, la Tessaglia, la Grecia, i Balcani; altri scelsero rotte più meridionali, in direzione della Mesopotamia e del bacino del Nilo. Poiché parliamo di movimenti lentissimi, dei quali si può datare più o meno la fine al 1000 a.C. ma non si immagina l’inizio, si può supporre che parecchie mutazioni siano intervenute nelle popolazioni migranti; ed a maggior ragione negli animali che esse conducevano con sé; mutazioni non necessariamente omogenee. Comunque i “Molossi” della prima fotografia parrebbero animali grandi ma piuttosto agili e snelli, certamente in grado di esprimere una grande mobilità e reattività; ed aggressivi. Anche ammettendo il carattere “simbolico” della raffigurazione, si può supporre che simili cani venissero impiegati anche per attaccare o almeno per spaventare i nemici: non un esercito schierato e armato, sia ben chiaro, ma gruppi isolati di persone. Probabilmente anche i cani dell’Epiro, cioè i veri “Molossi” erano dello stesso tipo e un cane di tal genere doveva essere anche Argo, il cane di Odisseo, adibito alla guardia e pur tanto fedele al suo antico padrone. Al di là, dunque, di problematiche moderne quali la prognatura, il sottopelo, il colore, è chiaro che la morfologia dei cani era dipendente dalla loro funzione: marciatori, guardiani, combattenti.

      Con la “riscoperta” delle razze moderne, il fattore estetico prende il sopravvento: una volta stabilito che il cosiddetto “Mastino Napoletano” (?) dev’essere pesante e rugoso (perché in origine il cane da guardia doveva incutere timore ed al giorno d’oggi ci si sente facilmente eroici convivendo con un animale spaventoso, a patto che sia inoffensivo) il passo conseguenziale è quello di produrre cani sempre più pesanti e rugosi, fino all’orrore riprodotto nella seconda foto (e c’è anche di molto peggio, credetemi).  Con la conseguenza che il cane non si muove più, non vede, sente pochissimo, vive mediamente 5 – 6 anni. Ma è “tipico”!

      Questo è uno dei lati di una forbice (il lato peggiore, tuttavia)  che all’altra estremità propone cani di funzionalità indefinita, di estetica fuori controllo, senza requisiti di attendibilità della genetica. Ecco perché risulta tanto difficile orientarsi nel mondo del Cane Corso.  Difficile, e affascinante.

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