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Fondamentali concetti etologici nel cane

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Il poter condividere lo stesso stato emotivo di un nostro simile è un desiderio innato. Osserviamo il rappresentante di una specie animale di cui non conosciamo per esperienza il comportamento, riteniamo a volte di comprendere gli atteggiamenti solo perché inconsciamente interpretiamo come umani modi di esprimersi simili a quelli dell’uomo, l’esperienza dimostra come ci si sbagli in simili casi di “antropomorfismo”, valga a questo proposito l’esempio del cane che tiene in bocca un giocattolo e salta qua e là ringhiando, l’esperto di cani sa che questo è un invito al gioco: un cane esorta un altro a lottare per la conquista della preda fittizia, invece la presunta minaccia susciterà probabilmente paura nella persona non abituata a trattare con i cani.

Nella maggior parte dei mammiferi l’umore si manifesta attraverso la posizione del corpo, i movimenti e le vocalizzazioni, ed in particolare con la posizione e i movimenti delle orecchie e della coda. Grazie a premesse innate gli animali della stessa specie comprendono questo comportamento espressivo senza bisogno d’apprendimento. Vediamo altri esempi su come capire ed interpretare i suoi comportamenti: genericamente ritenuti sintomi di “cordialità”, possono avere significati opposti. Esempio: un cane scopre i denti in segno di sottomissione, così come per segnalare una minaccia; portare un oggetto in segno di “omaggio” ma potrebbe mascherare in questo gesto una provocazione.
La coda può comunicare stati d’animo ed intenzioni contraddittorie.
Lo “scodinzolamento” è per antonomasia il segnale dell’approccio affettuoso e giocoso, ma in alcuni casi può voler dire che, l’animale si trova in momento di tensione o di stress; ciò avviene in particolare quando la coda è messa lentamente in posizione quasi orizzontale rispetto al corpo. Un altro segnale di stress è quello dell’eccessiva marcatura del territorio.

cane corso ringhiaGeneralmente i cani che ringhiano o che assumono atteggiamenti minacciosi, sono maschi di medio-rango nella gerarchia del branco, in pratica sono quelli insicuri del loro ruolo sociale. Quelli che ricorrono al morso senza dare alcun segnale d’avvertimento, sono i più timorosi e passano direttamente “alle vie di fatto” per difendere la loro posizione.

Il ringhiare e/o mordere, sono senza dubbio due comportamenti naturali della razza canina e generalmente i cani lo fanno quando sono provocati.

Per capire i segnali inviatati dal cane in procinto di mordere, è sufficiente valutare i seguenti fattori; se è spaventato, non socievole, nervoso: in questi casi il cane curva il dorso, tira il guinzaglio, tenta di scagliarsi contro le persone. Un cane apparentemente riservato può avere intenzioni di aggredire: attenzione dunque ai cani poco inclini alle “feste”, tendenti ad isolarsi, recalcitranti di fronte ai nostri tentativi di contatto.

Un errore, che s’incorre facilmente, è quello di punire il cane che ringhia. In questo caso non si fa altro che alimentare la sua irritazione, perché continuerà a ringhiare, ma per due diverse ragioni, vale a dire, per il motivo iniziale (che probabilmente noi afferriamo) e per la punizione inferta. Successivamente il risultato ottenuto sarà che il cane, pur avendo intenzione di mordere, non ringhierà più e quindi eliminerà quel segnale di “preavviso” cosi importante ai fini dell’interpretazione del comportamento.
È dunque opportuna ogni volta che, si sente il cane ringhiare cercarne la ragione (e c’è sempre una) e non sottovalutarla, in modo da contribuire ad eliminare una causa di “malessere” del nostro cane.
Se e vero che attraverso l’interpretazione del comportamento canino noi non possiamo con certezza sapere cosa il cane sta “pensando” o “sentendo”, perché tale interpretazione trascende l’osservazione oggettiva. Occorre “intuire”, “comprendere”, “cogliere” il significato e le ragioni di determinati segnali. Il cane ci comunica, sta a noi capirlo.
L’uomo che non ha coda né muove i padiglioni auricolari, non può nemmeno darne un’interpretazione attraverso un processo d’umanizzazione. In principio non comprende nulla; solamente con l’esperienza che acquisisce a contatto con una specie animale impara a conoscere il significato di certi comportamenti espressivi e a porvi attenzione. In altre parole, possiamo apprendere qualcosa sugli stati d’animo di un animale, quando l’osserviamo con attenzione nelle più disparate situazioni e non interpretiamo troppo affrettatamente il suo comportamento con il rischio di umanizzarlo. Il che ci renderebbe incapaci di fare ulteriori osservazioni e quindi di interpretare correttamente i fenomeni.
Ogni uomo ha in linea di massima la stessa struttura celebrale del suo simile, tuttavia sappiamo che possono esserci notevoli differenze nei dettagli.
Soggettivamente cosa sappiamo del mondo soggettivo di un cane, per il quale l’esperienza olfattiva ha la stessa valenza che ha per noi quell’ottica o tattile? Noi parliamo di esaminare e di comprendere, ma se avessimo lo stesso corredo sensoriale dei cani, dovremmo parlare di fiutare o qualcosa d’analogo. In campo acustico i nostri compagni a quattro zampe sono nettamente superiori a noi: sentono suoni e rumori fin nel campo degli ultrasuoni (Cane fra i 16.000 e i 20.00 Hz., gatti intorno ai 50.000 Hz.) e sono in grado di distinguere il cambiamento di direzione di una fonte acustica da uno a tre gradi (l’uomo parte solo da 16 gradi).
L’uomo, non potrà mai avere una reale percezione dell’esperienza interiore di un animale, perché ogni essere vivente vive in un certo senso in una bolla di sapone in un proprio mondo.
I mondi caratteristici dei diversi esseri viventi possono intersecarsi in certi punti ed essere quindi parzialmente uguali; in simili casi anche di specie poco affini possono comprendersi. Molti aspetti del mondo umano sono simili a quello canino: l’uomo come il cane è un cacciatore, entrambi sono sociali e sono stati abitatori di caverne; in altri campi rimangono invece totalmente estranei.

Definizione di carattere

Il carattere è l’insieme delle doti psichiche del cane. Sono doti presenti in tutti i cani, sono trasmesse ai discendenti come qualsiasi altro elemento genetica, anche se dobbiamo tener presente che questo meccanismo è molto complesso ed è ancora conosciuto in parte. Il carattere è come un grosso puzzle, è diviso in tante doti psichiche ma tutte collegate e non si possono scindere.

Il carattere è parzialmente modificabile da esperienze quotidiane o attraverso l’addestramento. Con l’addestramento noi possiamo potenziarlo o addirittura distruggerlo, ma non potremo mai creare delle doti caratteriali che il cane non ha.

Del carattere fanno parte le doti caratteriali e gli istinti.

Le doti caratteriali che a noi servono per lavorare un cane per prove d’utilità e difesa sono:

Temperamento, curiosità, tempra, aggressività, combattività, vigilanza, docilità, duttilità, diffidenza, coraggio, sociabilità, possessività, mimesi, resistenza (costanza).

Temperamento 
È la velocità di reazione agli stimoli esterni. Abbiamo cani di gran temperamento quando la reazione allo stimolo è molto rapida; al contrario abbiamo un temperamento apatico e scarso quando questa reazione tarda a manifestarsi.

Il temperamento vivace si vede; dallo sguardo, posizione delle orecchie e del collo, è attento a tutto ciò che gli accade intorno, gli basta un minimo stimolo (un colpo di tosse) per attirare la sua attenzione, i movimenti sono rapidi e sicuri. Non va confuso col cane nervoso (es. scatti improvvisi, simili agli atteggiamenti del temperamento vivace ma portati avanti dal nervosismo o insicurezza e le azioni non sono sicure).

In linea generale il temperamento ideale è quello vivace e pronto per tutte le specializzazioni; naturalmente con l’avanzare dell’età il cane diventa più riflessivo e quindi occorrono stimoli nuovi o sempre più marcati per la corretta .

Correlata a questa dote è la soglia di stimolo, che corrisponde ad una determinata quantità d’informazioni per reagire.

Soglia di stimolo: bassa, pochissimo stimolo per reagire; media, poco stimolo (temperamento vivace) alta, più stimolo (temperamento spento).

Curiosità
È la capacità del cane d’interessarsi al mondo esterno, da non confondersi con il temperamento, perché in questo caso lo stimolo esterno non viene offerto al soggetto, ma viene da esso ricercato. Per la scelta del cucciole è una dote fondamentale che il cane deve avere ben sviluppata.

Tempra
È la capacità di resistere agli stimoli negativi esterni e di superarli senza che né derivino sviluppi negativi. Il determinarsi di questi sviluppi negativi può apparire nel breve periodo, ma anche essere riscontrato nel medio e lungo termine, in pratica a lontana dall’evento.
La tempra si divide in: fisica e psichica.

Aggressività
È la prontezza di reazione istintiva o parzialmente acquisita a stimoli che individua come minaccia a se stesso o alle persone che riconosce come suoi simili (il branco) o all’integrità delle cose di sua proprietà o affidatagli. L’aggressività vera viene data dalla voglia di combattere non certo dalla paura con conseguente fuga.
Lorenz attribuisce il ruolo principale nella conservazione della specie all’aggressività.
L’aggressività in un singolo cane può derivare in misura prevalente dall’impulso alla lotta, che tutti i cani hanno (ed è giudizio positivo) o dall’autoconservazione e quindi dalla paura (ed è giudizio comunemente negativo).

Combattività
Si identifica come la capacità di rispondere ad un impulso spiacevole con un atteggiamento di lotta contro la causa dello stimolo.

Vigilanza
È la capacita del cane di avvertire l’approssimarsi di pericoli esterni per lui o per il suo branco (cani o uomini). È la qualità psichica del cane che lo rende particolarmente attento al mondo esterno.
È in altre parole la figlia diretta della curiosità.

Docilità
È la capacita del cane di accettare l’uomo come naturale superiore senza che questo debba ricorrere continuamente ad interventi repressivi. Consente la miglior utilizzazione del cane, la quale gli consente di esprimersi e lavorare con l’uomo, il quanto lo rende pieghevole ai sui desideri non per timore, o paura, ma per affetto. Da non confondere con la sottomissione, cioè l’annullamento della volontà del cane con metodi repressivi, e con la timidezza e la paura.

Duttilità
È la capacità del cane di accettare volentieri l’uomo che può essere il suo proprietario o conduttore, come suo superiore nella scala gerarchica cioè alla sua disponibilità di riconoscerlo come capo branco. La duttilità ha applicazioni dirette con la tempra e aggressività del soggetto (troppa aggressività o troppa tempra si hanno troppe problematiche in addestramento).

Diffidenza
È la memoria del cane che ricorda le cose negative. Fino ad una soglia media è buona; se la diffidenza è eccessiva diventa mancanza di coraggio.
Questa dote è una delle prime che emerge in un cane, la dimostra verso tutte le cose nuove che lo circondano in particolare quando è ancora cucciolo.

Coraggio
È la capacita di affrontare un pericolo essendo cosciente delle conseguenze. È una dote assai difficile da rilevare. Forse solo in poche occasioni può manifestarsi appieno e anche in queste occasioni non è sempre presente nel senso che noi uomini diamo alla parola.

Sociabilità 
È la dote che consente al cane di adattarsi ad ogni situazione, di stare in mezzo ad persone o animali senza timore.

Possessività 
É la dote che consente al cane di diventare proprietario di qualcosa o di qualcuno

Mimesi 
È l’imitazione di un gesto compiuto da un altro animale o uomo. Esempio più comune quello delle pecore che seguono sempre la prima della fila anche se questa precipita in un dirupo.

Resistenza o Costanza
Cioè la capacità di fare esprimere il cane in modo costante nel tempo.Importantissima nell’addestramento perché avere un cane costante non riserverà quasi mai grosse sorprese sia positive che negative.

Gli istinti

Fa’ svolgere determinate azioni senza doverle imparare a memoria: poiché sono innate e presenti per atavismo o per necessità. Queste azioni sono uguali in tutti i cani e se le condizioni generali sono identiche tutti i cani reagiscono allo stesso modo. Queste risposte servono soprattutto a garantire la sopravvivenza della specie, della razza e dell’individuo.

C’è chi attribuisce al cane solo istinti, chi afferma che possiede un intelletto, io credo che possegga una sua intelligenza anche se non paragonabile a quella umana, per questo non ritengo che si muova e agisca solo per istinto. Ci sono momenti, durante le fasi di addestramento, in cui accade qualcosa che non ha spiegazioni, comportamenti non attribuibili a fattori istintivi, comportamenti e atteggiamenti che non hanno una chiara classificazione. Per questo motivo non dobbiamo ritenere che il cane agisca o si muova solo sollecitato da istinti. Tutti gli esseri viventi sono mossi da istinti, se per azioni istintive intendiamo tutte quelle azioni che si eseguono senza far intervenire la ragione.
Dire che il cane agisce solo istintivamente, significa che lo consideriamo privo di cervello, dimenticando la sua memoria sempre presente. Anche l’uomo respira istintivamente, nessuno glielo ha insegnato, ma se vuole lo può fare anche facendo intervenire la ragione, come respirare profondamente esercitandosi in una ginnastica respiratoria; in questo caso l’azione respiratoria viene coordinata dalla volontà, ma una volta terminato l’esercizio tutto ritorna istintivo.
Molte azioni vengono definite istintive, ma in effetti non lo sono, perché spesso queste azioni sono dovute a stimoli esterni, ed ogni stimolo corrisponde ad una azione.

Gli istinti principali che a noi interessano sono:

Istinto predatorio, di difesa, di conservazione, territoriale, alla riproduzione, di sopravvivenza.

Una cagna madre, per esempio, “sa” già in occasione del primo parto come staccare con un morso il cordone ombelicale, asciugare con la lingua i piccoli e mettersi nella giusta posizione affinché i neonati, ancora deboli e completamente cechi, possano trovare la fonte materna del latte aiutandosi con movimenti di ricerca innati. La madre scaccerà chi cerca di disturbare la pace della cucciolata, si opporrà ai tentativi di approccio sessuale da parte di un maschio e nei primi giorni non avrà nemmeno il tempo di mangiare, perché impegnata a tenere al caldo i suoi piccoli: essa è completamente dedita alla funzione materna. La disposizione a compiere contemporaneamente atti istintivi diversi (e non) è di uguale intensità, poiché i fattori interni che determinano ogni atto istintivo sono soggetti a un proprio ritmo di accumulo e a proprie esigenze di scarico.
Questi riflessi, che regolano e comandano l’organo (piede, testa, occhio) preposto all’esecuzione di un movimento istintivo in direzione di una fonte di stimolo o dell’oggetto dell’azione, si chiamano tassie di un movimento istintivo. Avvolte subentrano movimenti istintivi non indirizzati (dunque senza la presenza di tassie): un cane che riceve una grattata sul dorso dà leccate nell’aria e gratta con le unghie il pavimento o nell’aria. Solo la funzione del meccanismo di controllo delle tassie indurrebbe il cane a grattarsi e a leccarsi nel punto che sente lo stimolo del prurito.

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