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Lo Standard del Cane Corso: Criteri per la definizione

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Tratto dal 1° Convegno Nazionale
CIVITELLA ALFEDENA – 16/17 Giugno 1990

Il Cane Corso
Caratteristiche e contributi per la definizione dello standard.

di Antonio Morsiani, Giudice dell’ENCI

Signore e Signori,
ringrazio gli organizzatori per avermi invitato ad un così istruttivo convegno.
Mi scuso fin d’ora se la mia relazione, di carattere esclusivamente tec­nico, non sarà così suggestiva come quelle che l’hanno preceduta. I temi proposti sono assai interessanti per una razza che si presenta al­la ribalta a mio avviso con un po’ d’anticipo rispetto al suo assestamento morfologico ed alla sua uniformità genetica.
La notorietà che il Cane Corso sta avendo attualmente, esclusivamente per il lavoro pluriennale di una pattuglia di volenterosi che con spese e sa­crifici ha cercato di selezionare e propagandare i migliori soggetti (e mi rife­risco alla Società Amatori Cane Corso sia in Puglia, Molise che in alta Italia come al dr. Breber per le sue lunghe ricerche in loco), questa notorietà, co­me dicevo, viene spesso appannata dall’azione di alcuni piccoli speculatori che pretendono di propinare per autentici Corsi dei meticci (in genere boxe­racci fuori taglia o incroci fra mezzi alani e mezzi mastini napoletani). Co­storo, invece di lavorare (ammesso che ne siano capaci) sul materiale esi­stente (che per qualità e quantità è superiore a quello che si può immagina­re), ricorrono a mistificazioni pur di soddisfare il mercato. Ciò sta creando una grande confusione che va a discapito della razza e della sua immagine. Persino, l’iter per il suo riconoscimento ufficiale ne ha subito i contraccolpi perché questo polverone ha reso talvolta perplesse le autorità dell’E.N.C.I. Infatti non si possono aprire giornali o riviste di ci­nofilia o pseudo-cinofilia (ne nascono come funghi) senza leggere notizie più o meno sballate sul Cane Corso o inserzioni che propongono cuccioli e adulti in vendita a tutti i prezzi e per tutti i gusti. Insomma la razza, se non si corre ai ripari, verrà distrutta prima della sua ufficializzazione. Ciò potrà anche fare piacere agli esterofili che intruppa­no le file dei cinofili italiani, ma non gioverà certamente alla nostra autentica cinofilia che vedrà dispersa stupidamente un’antica ed autentica razza italia­na. Molto più furbi certi stranieri, quali gli spagnoli o gli inglesi, i quali pro­pongono e fanno approvare razze o meglio «varietà» che non vantano certo l’antica e nobile origine del nostro Cane Corso. E mi riferisco, tanto per non far nomi, al Mastino dei Pirenei o al Perro da Presa Mallorquin (per la Spa­gna) e ai numerosi cani inglesi che ogni giorno ci vengono propinati come gioiel­li da ammirare, ma che noi già conoscevamo per averli visti in tanti pagliai delle nostre case coloniche.
Ma, per tornare al Cane Corso, ben vengano i convegni come questo se non altro per chiarire, così mi auguro, quali debbano esserne la morfologia, la funzione ed il carattere. Il Progetto di Standard da me presentato anni fa ed approvato dal Consi­glio direttivo dell’E.N.C.I., non ha certo la pretesa di essere considerato il Van­gelo sul Cane Corso; devo però precisare che esso è stato compilato con onestà e senza preconcetti. Desidero sottolineare a questo proposito, che l’iniziativa per la realizzazione dello standard non parti da me ma dagli amatori del Cane Corso e dall’E.N.C.I. stesso.Disgraziatamente molte persone che pontificano oggi sul Cane Corso non solo non hanno mai visto con autentico occhio critico gli esemplari di questa razza, ma non hanno neppure letto lo standard da me compilato. Eppure pos­sono averne una copia se si rivolgono all’E.N.C.I. o ancora meglio, possono comprarsi l’opera generica più importante sui cani e cioè la Grande Enciclo­pedia del Cane De Agostini (una fatica del nostro amico dr. Perricone) che tut­ti i cinofili dovrebbero possedere.Le frettolose misurazioni effettuate sul Cane Corso durante esposizioni canine di tutte le razze, sia dal sottoscritto cha da altri giudici, hanno un valo­re soltanto indicativo e per trarne impressioni di carattere generale e del tutto superficiali. Le misurazioni cinotecniche, cioè eseguite al fine della stesura di uno stan­dard, vanno effettuate in ben altro modo e cioè con la massima precisione e sistematicità e senza limiti di tempo. A questo scopo va utilizzata un’apposita strumentazione (cinometro compasso, goniometro, goniometro di Korkhaus, artrogoniometro, pelvimetro, metro a nastro livella graduata, bilancia ecc. Il dr. Perricone, presidente del Comitato Giudici E.N.C.I., mi fece perveni­re uno schema di standard-tipo adottato al Congresso FCI. di Monaco dei 1934 e mi pregò di attenermi scrupolosamente a quello schema. Premetto che io stesso conoscevo quel testo da almeno trent’anni ma ciò nonostante apprezzai l’interessamento del dr. Perricone per il lavoro che stavo intraprendendo, cioè lo standard del Cane Corso.
Lo schema è il seguente:
1) ASPETTO GENERALE E ATTITUDINI.
a) Caratteri precisanti la razza.
b) Posto nella classificazione.
2) TESTA
Tartufo …………………………………. Grandezza, forma, colore.
Canna nasale ………………………….. Forma, profilo, lunghezza, larghezza.
Labbra ………………………………….. Forma, spessore, elasticità; profilo inferiore.
Mandibola ………………………………. Sviluppo, regolarità.
Depressione naso frontale ……………. Grado di accentuazione.
Cranio …………………………………… Forma e profilo, direzione degli assi,
arcate sopracigliari. Seni frontali, occipite.
Occhi Espressione, posizione, colore, forma e pigmentazione palpebrale.
Orecchie ……………………………….. Attacco, portamento, forma, grandezza.
Collo ……………………………………. Attacco, portamento, lunghezza, spessore, giogaia.
4) CORPO
Petto …………………………………… Profilo, larghezza.
Torace …………………………………. Altezza, larghezza, lunghezza.
Costato ………………………………… Forma, direzione.
Dorso …………………………………… Profilo, lunghezza.
Rene ……………………………………. Lunghezza, larghezza, sviluppo muscolare.
Ventre e fianchi ………………………. Sviluppo, profilo.
Groppa …………………………………. Lunghezza, larghezza, direzione.
5) ARTI POSTERIORI
Coscia ………………………………….. Lunghezza, larghezza, muscolatura.
Gamba ………………………………….. Direzione, lunghezza, sviluppo muscolare.
Garretto ………………………………… Altezza, larghezza, angolo del garretto.
Tarso e metatarso …………………….. Grossezza, lunghezza, direzione, sperone.
Piede ……………………………………. Forma, curvatura delle dita, unghie e suole.
Coda ……………………………………. Attacco; forma, lunghezza, portamento in azione e riposo.
6) MANTELLO
Colori…………………………………….. Particolarità.
Pelo ………………………………………………. Lunghezza, grossezza, tessitura, densità, direzione, sottopelo.
Pelle ……………………………………… Pigmentazione delle mucose interne ed esterne, elasticità.
7) MOLE
Altezza …………………………………… Limiti massimi e minimi.
Peso ……………………………………… Limiti massimi e minimi.
8) ANDATURA
Andatura …………………………………. Tipo di andatura.
9) DIFETTI DI TIPO E DI COSTRUZIONE
I difetti considerati gravi devono essere indicati in carattere corsivo.
10) DIFETTI CHE PORTANO ALLA SQUALIFICA
Inoltre, allo scopo di ben informare gli allevatori e i giudici e di ridurre al minimo i limiti delle incertezze per ciascuna razza, il Congresso esprime il voto che le Società dirigenti facciano prendere e pubblicare le misure essen­ziali dei soggetti migliori di ogni razza. Queste misure, prese da un punto osseo ad un altro punto osseo, saranno prese in base alla tabella qui sotto riportata, predisposta dai proff. Solaro, Herout e Huge.
ALLA BILANCIA
Peso …………………………………………………. kg ……………………
AL CINOMETRO
Altezza (al garrese) ……………………………….. cm …………………………
AL COMPASSO DI SPESSORE
Lunghezza totale della testa …………………….. cm …………..…………….
(dalla cresta occipitale all’estremità anteriore del tartufo)
Lunghezza del cranio ……………………………… cm ………………..……….
(dalla cresta occipitale alla linea di congiunzione dei due angoli interni degli occhi)
Larghezza del cranio ………………………………. cm ………………..……….
(la maggiore al livello delle arcate zigomatiche)
Lunghezza del muso ……………………………….. cm ………………..……….
(dalla linea di congiunzione dei due angoli interni degli occhi all’estremità anteriore del naso)
Altezza del torace ………………………………….. cm ………………..……….
Profondità del torace ………………………………. cm ………………..……….
Lunghezza del corpo ……………………………….. cm ………………..……….
(dalla punta della spalla alla punta della natica)
AL NASTRO METRICO
10 Perimetro toracico ………………………………. cm ………………..……….
(circonferenza del torace dietro i gomiti)
2° Perimetro toracico ………………………………. cm ………………..……….
(circonferenza presa all’altezza dell’ultima falsa costola)
ANGOLI ARTICOLARI
Angolo scapolo-omerale ………… (in gradi) ……….. gr ………………..……….
Angolo omero-radiale ………………………………….gr ………………..……….
Angolo coxo-femorale ……………………………….. gr ………………..……….
Angolo femoro-tibiale ………………………………… gr ………………..……….
Angolo tibio-tarsico ………………………………….. gr ………………..……….

Questi voti e tali decisioni sono stati ascoltati all’unanimità dai Delega­ti ufficiali della Società Dirigenti dei seguenti Paesi: Germania, Austria, Bel­gio, Danimarca, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Ungheria, Portogallo, Ita­lia, Lussemburgo, Monaco, Olanda, Romania, Svezia, Svizzera, Cecosla­vacchia.
Per quanto riguarda la testa bisogna prima di tutto saper individuare i punti craniometrici, fondamentali per stabilire i rapporti esistenti fra le varie regioni e sottoregioni del cranio e del muso nonché per individuare il comportamento degli assi longitudinali superiori del cranio e del muso. Il tutto nel più ferreo rispetto della citognostica (grosso modo i punti craniometrici utili sono: Nasion, Bregma, Lambda, Inion, Gonion e Gnaton).Per un preciso esame è anche opportuno ricorrere a preparati ossei op­pure condurre misurazioni su soggetti in anestesia. Infatti la pelle, che nel vivente è mobile e scorrevole, rende difficile un’accurata posa degli strumenti di misurazione; tralascio il fatto che non tutti i cani si lasciano liberamente maneggiare. In genere, per avere dati attendibili, occorre più di un giorno per misurare il soggetto prescelto. Ciò dà l’idea della grande mole di lavoro che mi è occorsa per prendere su almeno 70/80 soggetti le misure di base ne­cessarie ad un’ accurata compilazione del progetto di standard. Ciò è quanto ho fatto nel corso di alcuni anni, prima di pervenire ad una conclusione.Desidero precisare che è dal 1940 che mi occupo di molossoidi, non solo perché da quella data possiedo ed allevo San Bernardo, ma anche perché ho avuto nell’immediato dopoguerra contatti con la sig.ra Nora Dickin per i mastiff inglesi, col dr. Triquet per i dogue de Bordeaux, col prof. Bolanos per i mastini spagnoli, col sig. Bartolomè Company per il perro da presa mallor­quin (un cane simile al Corso, ma più brutto) e, qui in Italia per quanto riguar­da il Cane Corso con i professori Ballotta (di cui ero amico fin dal 1939) e Bo­natti Nizzoli (che conobbi negli anni Cinquanta). Questi cinologi si sono sempre occupati dei Cani Corso e il prof. Ballotta, in particolare, ne descriveva diversi da lui visti già nel 1916 poi fra le due guerre ed anche dopo l’ultima guerra quando, per ragioni professionali, dovette sog­giornare a lungo in Puglia. Bonatti Nizzoli, già negli anni Cinquanta/Sessanta, me ne fece una detta­gliata descrizione. Attorno al 1974 i professori Ballotta, Bonatti ed il sottoscritto passarono un’intera giornata, in casa Ballotta, per discutere fra l’altro del Cane Corso. I dati che ne emersero furono in sintesi questi: il Cane Corso da loro visto e studiato era un cane di taglia medio grande, a pelo corto (ma non raso), slanciato e tuttavia potente, elegante, asciutto, con testa corta ma non cortissi­ma, assi longitudinali superiori convergenti, cresta occipitale poco segnata, stop marcato, occhio lievemente affiorante e scuro, labbro non troppo svilup­pato, lieve prognatismo (cane da presa), ossatura forte e molto pulita, caratte­re volitivo ma equilibrata Insomma un cane simile al tedesco «bullenbeisser» ma più slanciato, tendinoso e dotato di fasci muscolari più lunghi che in pas­sato lo rendevano adatto anche alla caccia veloce su grossa selvaggina. Secon­do i due studiosi (Ballotta e Bonatti) la convergenza degli assi cranio-facciali, inderogabile caratteristica di tipo nel Cane Corso, era meno accentuata che nel bullenbeissen. Alla fine di quella lunga conversazione io mi convinsi che il Cane Corso avesse nella figura le caratteristiche dei leggeri mastini assiro-babilonesi ri­prodotte nelle terracotte di Ninive e conservate al British Museum di Londra. Al modello descrittomi da Ballotta e Bonatti Nizzoli si avvicinavano i mi­gliori cani che nel corso di anni andai accuratamente a misurare sia nel sud che nel nord Italia al fine di compilare lo standard. Noi sappiamo bene che una razza è costituita da un insieme di individui della stessa specie caratterizzati da una relativa omogeneità dei caratteri so­matici che si trasmettono di generazione in generazione. Ebbene, man mano che prendevo contatto con i Cani Corso, avevo la sensazione di trovarmi di fronte a una vera e propria razza, fissata da secoli, anche se bisognosa di una radica­le selezione per ottenere soggetti più validi soprattutto sotto il profilo della costruzione e del movimento. Va precisato che dal punto di vista zootecnico la bellezza è sinonimo di utilità, cioè un animale è bello quando le sue caratteristiche morfo-funzionali indicano un’attitudine massima allo scopo per cui è utilizzato. Ne consegue che il Corso è adattato morfologicamente alla sua funzione (guardia, difesa della casa, del bestiame e dei beni, presa dei bovini per sottometterli, assali­tore di grossa selvaggina).

È cioè un cane utilitario per eccellenza.
Come detto il tipo è fissato per cui ricorrendo all’elaborazione biome­trica di tutte le caratteristiche somatiche e funzionali misurabili fui in gra­do di giungere ad una valutazione abbastanza precisa dei caratteri etnici della razza. Va naturalmente tenuto conto che quando una razza occupa diverse aree geografiche (nel caso nostro parte della Puglia, del Molise; della Lucania, della Campania, della Calabria, ecc.) essa si scinde in popolazioni o gruppi che, pur presentando caratteri morfo-funzionali comuni, mostrano fra loro pic­cole differenziazioni sul piano del colore, della funzionalità e della taglia. Queste lievi disparità sono la conseguenza di minime varianti del patrimo­nio genetico (si consideri che per esempio il colore è connesso alla presenza di almeno 10 loci ciascuno dei quali con uno o più alleli). Altre varianti pos­sono essere reazioni della razza ad ambienti diversi oppure a variazioni so­matiche di origine alimentare. Nella compilazione dello standard ho tenuto in considerazione tutti que­sti elementi. Va tenuto presente che nella descrizione e valutazione dei caratteri et­nici ci si può attenere o alle medie statistiche delle componenti biometriche oppure alle medie dei soggetti di più alto valore nell’ambito della popolazio­ne. Quest’ultimo è, a mio avviso, il sistema migliore nelle razze canine, an­che se il primo non dev’essere sottovalutato o ignorato. Aggiungo che il com­pilatore di uno standard dovrebbe avere l’occhio rivolto anche al futuro e prefiggersi, sotto il profilo zoognostico, un modello migliorato rispetto ai prototipi del momento. Ed ora passo ad una breve lettura del progetto di standard che ho riela­borato in rapporto alle nuove direttive F.C.I. che prevedono una diversa di­stribuzione dei paragrafi e un’impostazione del testo, soprattutto nella par­te iniziale, meno formalistica rispetto alle regole del Congresso di Monaco 1934.

DISEGNO DESCRITTIVO DEI CARATTERI ETNICI DEL CANE CORSO
Paese d’origine:
Italia (o, più precisamente, Italia Meridionale).
Utilizzo:
Cane da guardia, da polizia.
Brevi cenni storici:
Antica razza da guardia presente in Puglia, Basilicata, Campania, Abruz­zi, Molise e Calabria, con particolare concentrazione nelle province di Fog­gia e Bari.
Classificazione F.C.I:

1) Aspetto generale del cane:
Il Corso è un cane di mole medio-grande, fortemente costruito ma ele­gante, con muscoli potenti e lunghi. Molto distinto, piuttosto asciutto, espri­me forza, agilità e resistenza. La conformazione generale è quella di un me­somorfo il cui tronco è più lungo dell’altezza al garrese, armonico rispetto al formato (eterometria) e disarmonico rispetto ai profili (alloidismo). Indi­ce corporale’ 80 circa, indice toracico’ 70 circa. Tipo costituzionale: habitus muscolare (con una quasi impercettibile tendenza all’habitus respiratorio). Complessione normale o lievissimamente iperossidativa. In nessuna regione il Cane Corso deve ricordare il Mastino Napoletano.

2) Proporzioni importanti:
La lunghezza totale della testa raggiunge i 3,6/10 dell’altezza al garrese (cioè il 36% dell’altezza al garrese). La lunghezza del muso corrisponde ai 3,4-3,6/10 della lunghezza totale della testa (cioè il 34-36% della lunghezza totale della testa). La lunghezza del tronco supera l’altezza al garrese di cir­ca l’11%. L’altezza del costato è pari a metà dell’altezza al garrese (ad esem­pio un cane di 66 cm al garrese avrà un’altezza del costato di circa 33 cm.).

3) Comportamento e carattere:
La sua funzione consiste nella guardia della proprietà, della famiglia, della corte e del bestiame, compito che assolve con coraggio e decisione. Nel passato veniva utilizzato per immobilizzare i tori, come cane da macellaio e per caccia a grossi animali. Intelligente, energico ed equilibrato, docile ed affettuoso col padrone, amante dei bambini e della famiglia, diviene se ne­cessario difensore terribile e spietato.
È facilmente addestrabile.


4) Testa:
Brachicefala. La sua lunghezza totale raggiunge i 3,6/10 (cioè il 36%) del­l’altezza al garrese.
La lunghezza del muso corrisponde al 3,4-3,6/10 (cioè il 34-36%) della lun­ghezza totale della testa. La larghezza bizigomatica, pari alla lunghezza del cranio, è superiore alla metà della lunghezza totale della testa, raggiungen­do i 6,4-6,6/10 (cioè il 64-66%) di tale lunghezza. L’indice cefalico totale’ varia da 64 a 66. Gli assi lungitudinali superiori del cranio e del muso sono fra loro lieve­mente convergenti e il prolungamento all’indietro della linea superiore della canna nasale esce sempre molto al di sotto della protuberanza occipitale esterna. Il perimetro della testa, misurato agli zigomi, è, anche nelle femmine, più del doppio della lunghezza totale della testa. La testa è moderatamente scolpita con arcate zigomatiche piuttosto pro­tese all’esterno. Pelle consistente e alquanto aderente ai tessuti sottostanti, liscia e ab­bastanza tesa.

4-1) Regione del cranio:
La sua lunghezza corrisponde ai 6,4-6,6/10 (cioè il 64-66%) della lunghezza totale della testa. La sua larghezza (cioè il diametro bizigomatico) è pari alla lunghezza.
Le arcate zigomatiche sono molto sviluppate e piuttosto protese all’e­sterno. Larga e lievemente arcuata vista di fronte, in profilo disegna una curva irregolare che, accentuata nella sottoregione frontale, si appiattisce aboral­mente lungo la cresta sagittale esterna. Vista dall’alto è di forma quadrata per la protusione delle arcate zigo­matiche e per l’insieme delle potenti masse muscolari che lo fasciano. Bozze frontali ben sviluppate e sporgenti in avanti, fossa frontale pro­fonda e solco mediano visibile. Cresta sopraoccipitale non troppo evidenziata. Fosse sopraorbitali (conche) leggermente marcate. Data la relativa convergenza degli assi longitudinali superiori del cra­nio e del muso e il buon sviluppo dei seni frontali, le ossa frontali si elevano con pendenza piuttosto brusca dai processi frontali dei mascellari superio­ri e dei nasali dando luogo ad una depressione naso-frontale (o stop) molto marcata. Angolo seni-nasale circa 105°/110°. Angolo cranio-facciale (zona mediana della fronte) circa 130°.

4-2) Regione del muso:
Tartufo: sulla stessa linea della canna nasale. Visto di profilo non deve sporgere sul margine anteriore verticale delle labbra, ma trovarsi, con la sua faccia anteriore, sul medesimo piano verticale della faccia anteriore del muso. Le sue facce, superiore e anteriore, formano tra loro, viste di lato, un angolo retto. Deve essere voluminoso, alquanto piatto superiormente, con narici am­pie, aperte e mobili, umido e fresco. Ali nasali piuttosto sottili. La pigmentazione è nera.
Muso: la sua larghezza deve pressoché uguagliare la sua lunghezza che raggiunge i 3,4-3,6/10 (cioè il 34-36%) della lunghezza totale della testa. La sua profondità o altezza, misurata dal margine superiore della canna nasale alla commessura, supero del 50% la lunghezza del muso.
La regione sottorbitale mostra un lievissimo cesello. La faccia anteriore del muso è piatta e quadrata. La sua quadratura è data dal parallelismo delle facce laterali e dalla ri­pienezza e larghezza del corpo della mandibola. Dato il notevole sviluppo trasversale e verticale della faccia anteriore del muso, la placca triangolare è ampia, la scanalatura naso-labiale è lunga e la distanza fra il margine supero-anteriore del tartufo e la disgiunzione labiale rilevante.
La canna nasale è rettilinea e piuttosto piatta e il prolungamento all’in­dietro della sua linea superiore esce sempre molto al di sotto della protube­ranza occipitale esterna. La sua larghezza, misurata a metà lunghezza, cor­risponde a circa il 20% della lunghezza totale della testa e a circa il 59% della sua lunghezza.
Labbra: le labbra superiori, viste di fronte, determinano al loro margi­ne inferiore e precisamente alla loro disgiunzione, una U rovesciata. Viste di lato si presentano moderatamente pendenti (mai pesanti ed abbondanti come nel Mastino Napoletano), cosicché il profilo inferiore-laterale del mu­so è dato dalle labbra. Le labbra inferiori, alquanto pendenti, formano con le superiori una com­messura relativamente marcata, tale però da mostrare all’occhiello la mu­cosa labiale. La commessura rappresenta sempre il punto più basso del margine in­feriore del muso ed è posta, oralmente, un filo più avanti della perpendico­lare abbassata dall’angolo esterno dell’occhio: la rima buccale è perciò lunga. Le labbra sono piuttosto consistenti.
Mascella: molto larghe, robuste e spesse, con lievissimo raccorciamen­to della mascella superiore e conseguente leggero prognatismo. Ne deriva una protrusione contenuta dell’arcata inferiore perché gli incisivi mandibo­lari sorpassano soltanto di 1/2 cm. i loro corrispondenti dell’arcata superiore. Le branche della mandibola, molto forti, sono in profilo piuttosto ricurve. Il corpo della mandibola, massiccio, rigonfio e fortemente arcuato in avanti, si evidenzia in un mento marcato sul quale si appoggiano le labbra superiori alla loro disgiunzione.
Guance: regione masseterina piena ed evidente, ma non ipertrofica.
Denti: i denti sono bianchi, grandi, completi per sviluppo e numero. In­cisivi impiantati in linea retta. Chiusura: lieve prognatismo (tollerata la tenaglia).
Canini divergenti e molto distanziati fra loro per il notevole svilup­po trasversale dei mascellari (nei maschi i canini, all’apice della corona, do­vrebbero distare tra loro non meno di cm. 5,5/5,7).

4-3) Occhi:
Di media grandezza rispetto alla mole del cane, in posizione sub-frontale (inclinazione dell’asse palpebrale da 5° a 15°), ben distanziati fra loro dato il notevole sviluppo trasversale dei seni frontali. Rima palpebrale ovaleggian­te, bulbi oculari leggermente affioranti, palpebre aderenti con margini pig­mentati di nero.
Gli occhi, osservati di fronte, non devono lasciar scorgere la sclera. Nittitante fortemente pigmentata.
Iride quanto più possibile scura in re­lazione al colore del mantello. Sguardo intelligente e vigile.

4-4) Orecchi:
Di media grandezza in rapporto al volume della testa e alla mole del ca­ne, ricoperti di pelo raso, di forma triangolare, con apice piuttosto appunti­to e cartilagine spessa, inseriti alti, cioè molto al di sopra dell’arcata zigo­matica, larghi alla base, pendenti, aderiscono alla guancia e alla regione pa­rotidea senza scendere alla gola. Sporgenti alquanto all’esterno e lievemente rilevati nel loro punto d’at­tacco, vengono portati semieretti quando il cane è attento. Quasi sempre, allo scopo di ottenerne il portamento eretto, gli orecchi vengono amputati a forma di triangolo equilatero.

5) Collo:
Forte, molto muscoloso, a sezione ovale, piuttosto asciutto, con distac­co dalla nuca marcato, il collo ha il margine superiore (o posteriore o dorsa­le) leggermente convessilineo e il margine inferiore (o anteriore o ventrale) praticamente privo di giogaia. La lunghezza del collo (misurato in distensione dalla nuca al margine craniale del garrese) raggiunge la lunghezza totale della testa e cioè i 3,6/10 (36%) dell’altezza al garrese. Il perimetro a metà lunghezza del collo è di circa 8/10 (80%) dell’altezza al garrese. Il diametro trasverso è di circa 2,4/10 (24%) dell’altezza al garrese. Il diametro supero-inferiore è di circa 3/10 (30%) dell’altezza al garrese.
Armoniosamente fuso con garrese, spalla e petto, il collo ha la sua dire­zione ideale a 45 ° rispetto al suolo e ad angolo pressoché retto con là spalla.

6) Corpo:
6-1) Tronco:
È fortemente costruito ma non tozzo. La sua lunghezza, misurata dalla punta della spalla (angolo scapolo-omerale esterno) alla punta della natica (punta posteriore dell’ischio), supera l’altezza al garrese dell’11%.
6-2) Garrese:
Il garrese, che si eleva nettamente sul piano dorsale e supera il livello della groppa, è piuttosto alto, lungo, largo (per la relativa divaricazione del­le scapole) e si fonde armonicamente col collo e col dorso.
6-3) Dorso:
Il dorso è rettilineo, ampio, muscolosissimo come tutta la linea superio­re del tronco, lievemente rampante dall’indietro in avanti. La sua lunghezza è circa il 32% dell’altezza al garrese.
6-4) Lombi o reni:
La regione lombare, ponte di congiunzione fra posteriore ed anteriore, deve essere corta, larga, ben raccordata con dorso e groppa, molto muscolo­sa, solidissima e in profilo leggermente convessa. La sua lunghezza, di pochissimo superiore alla larghezza, corrisponde – misurata dall’inserzione vertebrale dell’ultima costa all’angolo esterno dell’ileo – al 20% dell’altezza al garrese.
6-5) Groppa:
Lunga, larga, alquanto rotondeggiante per il grande sviluppo delle mas­se muscolari. La sua lunghezza, misurata dalla punta dell’anca alla punta della natica’, corrisponde al 32% dell’altezza al garrese. La sua larghezza media’ è pari al 23% dell’altezza al garrese. La sua inclinazione sull’orizzontale, secondo la linea ileo-ischiatica (as­se del coxale) è di 28°/30°, secondo la linea sacro-coccigea (profilo superiore groppa)’ di 15°/16°. Perciò la groppa è lievemente,inclinata.
6-6) Petto.
Largo, ben disceso e aperto, con muscoli pettorali molto sviluppati. La sua larghezza, in stretto rapporto con l’ampiezza del torace, raggiunge il 35% dell’altezza al garrese. Il manubrio dello sterno si trova allo stesso livello della punta delle spalle. In profilo il petto è ben proteso in avanti fra gli arti anteriori e legger­mente convesso.
6-7) Costato:
La funzione del Corso come cane da lavoro richiede una notevole am­piezza dell’area polmonare e dell’apparato cardio-vascolare e quindi una gab­bia toracica ben sviluppata nelle tre dimensioni (altezza, larghezza, profon­dità) e nel suo perimetro.
L’altezza, generalmente misurata dalla sommità del garrese al margi­ne più basso dello sterno (diametro sterno-vertebrale o verticale), corrisponde a metà dell’altezza al garrese per cui, essendo il torace ben disceso al gomi­to, la sommità olecranica e il profilo sternale (nel suo tratto più vicino a ter­ra) sono equidistanti fra suolo e garrese.
La larghezza, misurata nella parte più convessa del costato, cioè nel Ca­ne Corso a metà altezza (diametro trasversale), corrisponde al 30-35% del­l’altezza al garrese. Il diametro trasversale decresce leggermente verso la regione sternale, senza formare carena.
La profondità, misurata dalla punta del manubrio dello sterno alla par­te mediana della penultima falsa costa (diametro sagittale), è molto rilevan­te per la larghezza ed obliquità degli archi costali e per la conseguente am­piezza degli spazi intercostali. Essa corrisponde al 55% dell’altezza al garrese. Il perimetro, misurato dietro i gomiti, supera del 35% l’altezza al garrese. L’indice toracico è di 70. La regione sternale è asciutta, lunga, larga (cioè in relazione al notevole sviluppo toracico) e in profilo disegna un semicer­chio a raggio molto largo che caudalmente rimonta in modo dolce all’addome. Le coste sono lunghe, oblique (incurvate all’indietro), larghe e ben cer­chiate ma senza eccessi. Spazi intercostali estesi. Le 4 false coste sono lunghe, oblique e aperte.
6-8) Linea inferiore:
Il profilo inferiore del ventre rimonta dal bordo sternale all’inguine in dolce curva, quindi il ventre, che è ben fuso coi fianchi e gli ipocondri, non è né retratto né avvallato. In conseguenza della regione lombare molto compatta, delle coste piut­tosto incurvate all’indietro e del coxale lievemente inclinato, i fianchi e i lombi sono assai corti. L’incavo del fianco è poco pronunciato.
6-9) Coda:
Inserita piuttosto alta sulla linea della groppa, molto grossa alla radice (caratteristica di tipo) e relativamente affusolata alla punta, se stesa raggiun­ge e sorpassa di poco il garretto. Portata bassa in riposo, orizzontale o poco più alta del dorso in azione, non deve mai essere incurvata ad anello o alzata a candela. Viene amputata alla quarta vertebra.
ARTI

7) Arti anteriori:
Esame generale: appiombi regolari sia davanti che di lato.
L’altezza de­gli arti anteriori al gomito è circa i 5/10 (50%) dell’altezza al garrese.
7-1) Spalla:
Lunga, obliqua, forte, fornita di muscoli lunghi, potenti, ben divisi e netti, è aderente al torace ma libera nei movimenti. La sua lunghezza, dalla sommità del garrese alla punta della spalla, cor­risponde al 30% dell’altezza al garrese e la sua inclinazione sull’orizzontale’ oscilla attorno a 48°/50°. Rispetto al piano mediano del corpo le punte delle scapole sono legger­mente scartate fra loro.
7-2) Braccio:
Il braccio, leggermente più lungo della spalla, forte, con ottimo svilup­po osseo e muscolare, ben saldato al tronco nei suoi due terzi superiori, mi­surato dalla punta della spalla alla punta del gomito, ha una lunghezza cor­rispondente al 31/32% dell’altezza al garrese e un’inclinazione con l’orizzon­tale di circa 58°/60°. La sua direzione longitudinale è parallela al piano mediano del corpo. L’angolo scapolo-omerale oscilla fra 106° e 110°.
7-3) Avambraccio:
L’avambraccio è perfettamente verticale, a sezione ovale, ben muscolo­so in particolare nel terzo superiore, con ossatura molto forte e compatta. La sua lunghezza, dalla punta del gomito alla prima articolazione car­piana, è di pochissimo superiore a quella del braccio e corrisponde al 32/33% dell’altezza al garrese. Il suo perimetro, misurato immediatamente sotto il gomito, è pari al 39% dell’altezza al garrese. Scanalatura carpo-cubitale molto marcata. I gomiti, lunghi, molto prominenti, ben aderenti ma non serrati alle pa­reti del costato, coperti di pelle asciutta, devono, come gli omeri, trovarsi su un piano rigorosamente parallelo a quello sagittale del tronco, condizio­ne questa indispensabile per avere l’appiombo regolare. La punta del gomito (epifisi olecranica) è situata sulla verticale abbas­sata dall’angolo caudale (o posteriore) della scapola al suolo.
7-4) Carpo:
Il carpo che, visto di fronte, segue la linea retta verticale dell’avambrac­cio, è asciutto, largo”, mobile, spesso,’ ed esente da segni di esostosi. Il suo perimetro arriva al 26% dell’altezza al garrese. Al suo margine posteriore l’osso pisiforme è fortemente proiettato all’indietro.
7-5) Metacarpo:
Il metacarpo, di grossezza alquanto inferiore all’avambraccio (perime­tro 22/23% dell’altezza al garrese), è molto robusto, asciutto, elastico, leg­germente flesso, non molto lungo. La sua lunghezza deve però superare un sesto dell’altezza dell’arto anteriore al gomito. Visto di fronte segue la linea perpendicolare dell’avambraccio e del carpo. Visto di profilo forma un angolo col terreno di 75° circa.
7-6) Piede:
Di forma rotonda, con dita molto arcuate e raccolte (piede di gatto).
Suole asciutte e dure. Unghie forti, ricurve e pigmentate.
Buona pigmentazione an­che ai cuscinetti plantari e digitali.

8) Arti posteriori:
Esame generale: appiombi regolari sia di fronte che di fianco, treno po­steriore potente e ben rapportato al formato del cane.
8-1) Coscia:
La coscia lunga e larga, con muscoli prominenti ma nettamente divisi e leggermente convessa al suo margine posteriore, ha un perimetro, misura­to all’inguine, non inferiore al 70% dell’altezza al garrese. La punta delle na­tiche è ben evidenziata. La sua lunghezza supera il 33% dell’altezza al garre­se e la larghezza” non è mai inferiore al 25% di tale altezza. L’asse del femore, alquanto obliquo dall’alto in basso e dall’indietro in avanti, ha un’inclinazione di 70° sull’orizzontale e forma con l’asse del coxa­le un angolo poco più che retto (angolo coxo-femorale). Il piano verticale passante per la coscia, rispetto al piano mediano del corpo, è impercettibilmente divergente verso il basso, cioè pressoché pa­rallelo.
8-2) Gamba:
La gamba è lunga con forte ossatura e muscolatura. Libera di tessuto cellulare sottocutaneo, ha la scanalatura gambale ben evidenziata. La sua lunghezza corrisponde al 32% dell’altezza al garrese e la sua in­clinazione dall’alto in basso e dall’avanti all’indietro è di circa 50° sull’oriz­zontale. L’angolo femoro-rotuleo-tibiale è di circa 120°. La sua direzione è pa­rallela al piano mediano del corpo.
8-3) Garretto:
Largo, spesso, asciutto, netto, con salienze ossee ben evidenziate. La pun­ta del garretto ben pronunciata mostra chiaramente la continuazione della scanalatura gambale. La distanza dalla punta del garretto alla pianta del piede (al suolo) non deve oltrepassare il 26% dell’altezza al garrese. Vista da dietro la verticale che passa per la punta del garretto (sommità del calcaneo) deve coincidere con la linea calata dalla punta della natica a terra. La sua direzione, rispetto al piano mediano del corpo, è parallela. L’angolo tibio-metatarsico è di circa 140°.
8-4) Metatarso:
Di forte spessore, asciutto, piuttosto corto, cilindrico, è sempre perpen­dicolare al suolo, sia in profilo che posteriormente.
La sua lunghezza corrisponde a circa il 15% dell’altezza al garrese (escluso tarso e piede). A cane piazzato, visto di profilo, è in appiombo regolare se la verticale abbassata dalla punta della natica sfiora la punta delle dita. La sua faccia interna è priva di sperone.
8-5) Piede:Leggermente più ovaleggiante dell’anteriore, ha falangi meno arcuate.

9) Andatura:
Passo lungo, trotto allungato, tratti di galoppo.

10) Pelle:
Piuttosto spessa, con limitato connettivo sottocutaneo e perciò pratica­mente aderente agli strati sottostanti in ogni regione. Il collo è pressoché esente da giogaia. La testa non deve presentare rughe. Il pigmento delle mucose e delle sclerose è nero. Il pigmento delle suole e delle unghie deve essere scuro.

11) Mantello:
Pelo corto”, a tessitura vitrea, lucido, brillante, aderente, sostenuto, mol­to denso, con un lieve strato di sottopelo che s’accentua d’inverno (senza pe­rò mai affiorare sul pelo di copertura). La sua lunghezza media è di cm. 2/2,5. Su garrese, groppa, bordo posteriore delle coscie e sulla coda raggiun­ge cm. 3 senza dar luogo a frange. Sul muso il pelo è raso, liscio, aderente e non supera cm. 1/1,5.

12) Colori del mantello:Nero, grigio piombo, ardesia, grigio chiaro, fulvo chiaro, fulvo cervo, fulvo scuro e tigrato”. Nei soggetti fulvi è presente una maschera nera la cui estensione è limi­tata al muso e non deve superare la linea degli occhi. Ammessa una piccola chiazza bianca al petto, alla punta dei piedi e, nei fulvi, alla canna nasale.

13) Altezza al garrese:
Nei maschi da cm. 62 a cm. 68 Nelle femmine da cm. 58 a cm. 64.
Con tolleranza di cm. 2 in più o in meno.

14) Peso:
Maschi da 42 a 50 kg; rapporto peso/taglia” 0,710
Femmine da 38 a 45 kg; rapporto pesoltaglia 0,680.
Questi i dati morfologici.
A mio avviso il Cane Corso deve rimanere nei suoi connotati fondamen­tali quello che è sempre stato e che uomini di campagna, massari semplici ma sagaci e previdenti ci hanno tramandato. Questo cane di allevamento rustico è quello che i professori Ballotta e Bonazzi Nizzoli hanno descritto e che io molto modestamente ho cercato di «fotografare» nello Standard. Che ci sia riuscito non ho la presunzione di affermarlo, certo ho agito con rispetto della realtà zootecnica sottopostami, con onestà, massimo im­pegno e buona fede. Desidero comunque precisare che i veri ispiratori dello Standard sono i Ballotta e i Bonatti. Senza di loro nulla sarebbe accaduto. Oggi coloro che, mossi da tardive resipiscenze o da motivi che sarebbe troppo lungo (anche se facile) spiegare, criticano alcuni punti dello Standard, criticano soprattutto loro, i Ballotta ed i Bonatti, non il sottoscritto che ha trovato nei soggetti esaminati sia al Sud che al Nord soltanto una conferma dei loro insegnamenti. Concludo esortando gli autentici amatori di questa interessante razza a combattere le contraffazioni e i deviazionismi che ne compromettono la sorte. È dovere di tutti noi emarginare i mistificatori, gli sputasentenze, i vol­tagabbana e convertire gli eterodossi. Sono convinto che il cane «rustico» abbia una grande potenzialità gene­tica tale da dare, in migliori condizioni di nutrizione, d’ambiente e sulle ba­si di una giusta selezione, soggetti più validi dei loro antenati e più belli di quelli appartenenti a razze affini. Per ottenere questo risultato è però necessario lavorare con unità d’in­tenti, senza preconcetti ed inutili iattanze. Prima di chiudere desidero rivolgere un saluto ed un ringraziamento al­l’amico Vito Indiveri di Monopoli (Bari) che si è sempre prodigato per sotto­porre al mio esame il maggior numero possibile di cani. La sua professione di venditore ambulante in ogni angolo del Sud e quindi il suo contatto con le più remote masserie gli ha consentito questa chance, ma la sua disponibi­lità merita la nostra più viva riconoscenza.

NOTE
Indice corporale = lunghezza del tronco x 100/perimetro toracico.
Branchimorfo: 60/70; mesomorfo: 71/84; dolicomorfo: 85/100.
Indice toracico = lunghezza del torace x 100/altezza del torace.
Branchimorfo: 90/100; mesomorfo: 60/90; dolicomorfo: 50/59.
Indice cefalico totale = larghezza della testa x 100/lunghezza della testa.
Brachicefali = sopra 50; mesocefali 50; dolicocefali = sotto 50.
Anatomicamente: dall’angolo anteriore esterno dell’ileo alla tuberosità ischiatica.
Cioè la media fra la larghezza bisiliaca (fra le due punte delle anche), la larghezza bistrocan­terica (fra i due trocanteri) e la larghezza bisischiatica (fra le due punte delle natiche).
Cioè dalla punta dell’anca all’inserzione della coda.
Secondo l’indicazione del coxale:
la groppa è definita orizzontale da 15° a 25°; inclinata da 25° a 35°; obliqua o avvallata oltre 35°.
O, più esattamente, dal processo spinoso della 5′ vertebra dorsale.
Spina acromiana-orizzonte.
Fra le due facce laterali.
Fra la faccia anteriore e la posteriore (grossezza).
Da un bordo all’altro della sua faccia esterna.
Non raso.
Tigrature nere ben delineate su fondo fulvo di varie gradazioni.
Chilogrammi/centimetri.

Antonio Morsiani

Copyright Editrice L’ Orsa S.R.L. 1990

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