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Recupero della Razza, Cane Corso

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Cane corso anni 50 di Antonio Di Nuovo

Molta della confusione che ruota attorno al Corso è da attribuirsi alla scarsa conoscenza che si ha , del periodo del recupero , periodo indispensabile e storico del Corso , senza il quale oggi i nostri cani non avrebbero potuto avere pedigree o ancor peggio , senza tale progetto , oggi del Corso non sarebbe rimasto nulla. In molti si ergono come santoni della razza , approfittando della nostra ignoranza e scarso studio della razza , ma nei giorni a seguire cercheremo di chiarire una volta per tutte , un percorso iniziato svariati decenni fa. Sarà indispensabile fare nomi e cognomi di chi in questo progetto ha avuto oggettivamente una rilevanza , seppur minima. Vediamo quanti dei santoni che oggi si professano conoscitori della razza hanno avuto voce in capitolo e che ruolo hanno avuto.

Antonio Di Nuovo

Il recupero del Corso non è stato un esperimento zootecnico , ma un tentativo di riportare una piccola parte del nostro passato , delle nostre tradizioni, al presente. Processo che hanno affrontato tutte le razze conosciute , che per quel che riguarda l’Italia ad oggi sono 16. La differenza sta nel fatto che la nostra razza a partire dal secondo dopoguerra fu trascurata nella selezione fino a rasentare l’estinzione. A riportare all’attenzione della cinofilia contemporanea il nostro Cane Corso fu una lettera, pubblicata anche nel n.6 del settimanale ENCI “I nostri cani” , lettera scritta da Paolo Petrilli. In cui chiedeva informazioni su un molosso medio-grande osservato sul territorio Pugliese. La risposta arrivò da Paolo Breber che oltre a fornire una rapida infarinatura su ciò che conosceva del Corso, asseriva di averne iniziato il Recupero e il suo allevamento contava 19 esemplari. Tuttavia ad onestà del vero, non fu Breber ad iniziare tale processo Infatti già nei primi anni 50 , sempre sulla medesima rivista ENCI nel 56’ ne parla Giulio Colombo. Invece nel 57’ nel n.9 del “Il cacciatore siciliano” viene ripreso l’argomento da Giovanni Bonatti e fu proprio lui a segnalare al Dott Breber di un cane molossoide a pelo corto, differente dal Mastino , simile al bullmastiff rassomigliante il Cane da Presa di Maiorca.

Molte delle foto a cui facciamo riferimento oggi , furono scattate da Vito Indiveri , un giovane appassionato che conciliando lavoro e passione iniziò a censire e fotografare i vari ceppi rimanenti del tempo, individuare dove fossero etc. Fu proprio lui ad iniziare a segnalare questi piccoli ceppi , sperando in un progetto di recupero che all’epoca sembrava un’utopia. Ma che in seguito è diventato sempre più concreto, per merito di varie figure oltre a quelle già citate e che citeremo anche in seguito.

Antonio Di Nuovo: Il fabbro di Manfredonia. Mest Anton uh ferrar. Fu il primo ad allevare il cane Corso negli anni 50 senza avere un preciso indirizzo da seguire. Una passione per il molosso che già dal dopoguerra lo portò a selezionare il suo modello ideale. I suoi Corsi erano già una realtà molto apprezzata in tutto il foggiano. Come potete osservare la tipologia di Corsi posseduti da Mest Anton non si discosta da quanto scritto nello standard, eppure all’epoca si selezionava indicativamente. Vi chiedo di osservare bene le foto e fissare bene le immagini e tale tipologia di questi cani di Antonio di Nuovo.

Bonatti inoltre aggiunse che, il Prof. Francesco Ballotta (all’epoca allevatore di Schnauzer), aveva visto molti esemplari di Corso. Nell’Ottobre del 1974 , Breber ebbe il suo primo casuale incontro con 5 soggetti di Corso iscritti fuori concorso all’Esposizione Canina di Foggia. Una coppia di cani neri proveniva da Montella , una femmina nera ed un maschio tigrato venivano da Lucera e infine un maschio grigio di Ortanova. Quest’ultimo seppur di tipologia molossoide , si discostava dagli altri 4 , era alto sugli arti ed alaneggiante. Breber acquistò dalla coppia di Lucera la femmina di nome Mirak. La cagna presentava rachitismo , dovuto probabilmente all’alimentazione poco appropriata. Ah dimenticavo , era prognata. Bonatti poco dopo informò Breber di essersi recato dal Ballotta con Antonio Morsiani ( medico endocrinologo , genetista ,noto all. di S. Bernardo e giudice ENCI). Il Ballotta fornì una dettagliata e accurata descrizione degli esemplari di Corso da lui osservati pima negli anni 50 e poi nel 72’. Bonatti si preoccupò di rassicurare Breber che all’epoca aveva qualche dubbio su Mirake sulla tipologia del Corso in generale.Nonostante tutte le indicazioni ricevute da Bonatti tramite missive, Breber decise di far accoppiare Mirak con Aliot di Ortanova. Nacquero 7 cuccioli: uno nero, uno tigrato e 5 grigio piombo. Tra cui Brina e Dauno. La cucciolata fu sufficientemente soddisfacente, nonostante Aliot avesse origini e aspetto abbastanza incerto. La combinazione di geni fortunatamente fu “buona”. Brina in seguito venne fatta accoppiare con un maschio tigrato di nome Picciut di proprietà di Armando Gentile un pastore di San Paolo di Civitate. Dall’accoppiamento nacquero 10 cuccioli.

Per fare un breve punto della situazione , sostanzialmente in primo luogo , i ricercatori come Vito Indiveri , Bonatti , Breber , Ballotta cercarono più materiale e testimonianze possibili per essere sicuri di inseguire la giusta tipologia di cani. Nel mentre , parallelamente a quanto fatto da Bonatti , Breber e il Ballotta , Vito Indiveri , che contestualizzando , proveniva da una famiglia di carrettieri , commercianti di cavalli , conosceva abbastanza bene il Corso ed il suo fedele compagno il volpino , era molto comune al tempo questa accoppiata. La prima volta che il signor Vito ritrovò quei cani , sempre svolgendo il suo lavoro di venditore ambulante , erano gli anni 70’ nella masseria del signor Michele Padula ad Apricena , nell’esatto momento in cui stavano effettuando il taglio delle orecchie ai cuccioli a crudo. Rimase sorpreso , poiché ritrovò quella tipologia di cani che avevano i suoi antenati , ma all’inizio non ci dette peso , il suo lavoro lo portava continuamente in giro tra masserie e cascine , ma sempre rimanendo nelle zone più interne , lontano dalla città. Girò la Puglia , Molise , Calabria , Lucania , Sicilia , Umbria e Abruzzo. Lavorando si rese conto che tra i suoi clienti vi erano molti possessori di Corsi , tra cui: I Calderoni , Cillà e tanti altri a San Paolo , Apricena , Cerignola , Ortanova , Foggia , Lucera , San Severo , Manfredonia , Monte S.Angelo , Peschici , S. Giovanni Rotondo , Sannicandro Garganico. Nell’entroterra barese ad Andria , Curato e Ruvo , nel Salento a Mesagne , nella Basilicata a Pietragalla , Celenza , Genzano e anche in Campania a Colle Sannita , San Marco di Cavoti , Castelvetro e San Bartolomeo Ginestra. A San Giovanni Rotondo vi era Giuseppe Russo che gli lasciò una femmina , da utilizzare più avanti nel suo progetto selettivo. Nel frattempo Stefano Gandolfi , nel maggio 1979 all’età di 16 anni , leggendo la monografia di Breber “Il Cane da Pastore Maremmano Abbruzzese” notò in secondo piano in alcune foto , dei cani di taglia medio-grande neri con il pelo corto , la foto era sfocata e non si vedeva nitidamente ma nel libro Breber specificò che si trattavano di Corsi. Le prime persone a subire l’entusiasmo del signor Gandolfi in seguito alla sua piccola scoperta, furono i fratelli Malavasi ai quali era legato da una forte amicizia, titolari di un allevamento di pastori tedeschi. Successivamente decisero di impostare tutti una collaborazione con Breber. Quest’ultimo gli fornì informazioni varie e si mostrò disponibile nel guidarli in Puglia per farli entrare in contatto con i soggetti che aveva tracciato. Il viaggio fu esaltante ma deludente al tempo stesso , specialmente per loro abituati a razze fissate con decenni di selezione alle spalle , poiché videro cani con un alto potenziale ma eterogenei e di scarso numero e sopratutto denutriti. Rimasero abbastanza perplessi. Alma e Cocab nate nel 78’ avevano una testa alaneggiante con dentatura a tenaglia , Brina la loro madre , aveva il muso un po’ più corto della testa e come dentatura chiudeva a forbice rovescia. Tipsi , sorella di Alma e Cocab , aveva il muso lungo poco più di 1/3 della testa con una dentatura a forbice rovescia. Tappo , splendido maschio della medesima cucciolata , era leggermente prognato e con un muso poco più lungo di quanto , visivamente , si sarebbe desiderato. Nel complesso mostrava dentizione , muscoli possenti e proporzioni di tutto rispetto. Breber lo spedì in dono ad amici del foggiano.

continua….

di Michele Cherubini che ringraziamo per la condivisione.

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