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L’uso del cane Corso con i maiali

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cibo naturale per cani

Tratto dal 1° Convegno Nazionale
CIVITELLA ALFEDENA – 16/17 Giugno 1990

Il Cane Corso
Caratteristiche e contributi per la definizione dello standard.

 

di Alfonso Comer

agricoltore, 64 anni, residente a San Paolo di Civitate (Foggia)

 

Gli allevatori di Cane Còrso a S. Paolo sono o erano i Cilla, i Petardi, ed i Caldarola. Il motivo per il quale questa razza si trova a S. Paolo è che qui fino a non molto tempo fa c’erano grossi allevamenti di maiali. Si trattava di allevamento brado con branchi di 100-200 capi di razza locale, piccola, con una macchia nera sulla schiena, di carne magra che all’ingrasso formava uno spesso Strato di lardo. Si praticava una specie di transumanza alla
rovescio: d’inverno si portavano i branchi a pascolare nei boschi e nelle macchie mentre da giugno ad agosto si faceva la statonica cioè si conducevano sui maggesi che sono i campi lasciati incolti per un certo numero di mesi in preparazione dei cereali vernini. Il maggese viene lavorato superficialmente con aratro ed erpice ed a volte coltivato a leguminose che in parte si sovesciano. Questo tipo di terreno è ricco di nutrimento ed i maiali, oltreché sostanze vegetali, trovano roditori, vermi e larve di insetto. A causa del caldo stagionale i porci si menavano a pasturare di notte mentre di giorno si lasciavano nei ” ghiacci “, luoghi freschi ed umidi sotto la macchia dove gli animali si scavavano delle buche dove passare immobili le ore diurne. All’imbrunire si “scazzicava” e si menavano a grufolare. A mezzanotte c’era l’abbevarata, con una sosta di mezz’ora, e quindi di nuovo via fino all’alba per tornare ai «ghiacci». I «ghiacci, si trovavano nei fossi S. Marzano, Vena, Orticelli, S. Antonio, e Tono dove c’era acqua in permanenza. L’abitudine di pascolare di notte, fuori della vista di tutti, creava dei problemi di abusi per cui ogni mandria aveva una sua precisa zona separata da quella vicina da un corridoio franco.
Il Còrso diveniva indispensabile quando, al momento di figliare, le femmine si andavano a nascondere nel folto della vegetazione. Quando il massaro vedeva mancare una scrofa saliva a cavallo e con il cane andava a cercarla nelle zone macchiose che per esperienza sapeva essere i luoghi preferiti in queste circostanze. Il cane ben presto localizzava la femmina con la figliata, ma qui veniva il difficile in quanto la scrofa è un animale potente e
difende la prole selvaggiamente. Tuttavia, grazie alla sua destrezza e forza, il Còrso afferrava risolutamente l’animale e lo teneva fermo in modo da permettere all’uomo di smontare e mettere i maialini in un sacco. Risalito a cavallo, il massaro dava l’ordine al cane di lasciare e si metteva in cammino per la masseria. La madre ansiosa seguiva trotterellando la sua prole con la quale alla fine del viaggio si sarebbe ricongiunta nella stia dove l’avrebbe riposta il massaro.
Pericolosi erano anche i verri specialmente quando oltrepassavano una certa età. Divenivano particolarmente intrattabili in occasione delle monte sia perché eccitati dall’effluvio della femmina, sia perché turbati dai trasferimenti da un luogo all’altro, un maschio dovendo servire a più allevatori.
Anche qui l’intelligente, abile, forte e coraggioso Còrso era indispensabile, pronto a scattare alla ribellione del verro. Molti porcari sono stati salvati dalle zanne di queste bestie grazie allo slancio del loro Còrso.

Queste abitudini notturne favorivano l ‘incontro con animali selvatici che normalmente durante le ore del sole stanno rintanati. Il tasso passa il giorno a dormire in profonde gallerie sotterranee dove praticamente è inaccessibile, ma con il cadere delle tenebre esce dalla tana, lascia il bosco e va nei campi a mangiare. É qui allo scoperto che bisogna cercare di prenderlo. La carne del tasso si mangia volentieri; ben note sono le capacità curative del suo grasso per ogni forrna artitrica, e la pelle si vende a chi fa pennelli da
barba e finimenti per cavalli.
La caccia s’inizia abbastanza tardi, alle 22.00 circa, in modo da dar tempo al tasso di allontanarsi bene dalla tana. E utile che ci sia un po’ di luna per vedere i propri passi. Ci vogliono uno o due cani da fiuto per trovare la traccia e seguirla, e naturalmente un Còrso per prendere l’animale. Non erano solamente i porcari a praticare questa caccia ma anche gli appassionati che si facevano prestare i Còrsi per l’occasione. Uscendo dal paese si iniziava a seguire in silenzio il percorso prestabilito che in un lungo cerchio avrebbe ricondotto nel corso della nottata al punto di partenza. Il senso del percorso si decideva in base alla direzione del vento in quanto il tasso ha un odorato finissimo. Le notti completamente calme possono generare piccoli refoli imprevedibili che tradiscono. Si battono cosi i margini di boschetti e macchioni nel tentativo di incrociare la traccia
fresca del tasso in uscita verso qualche vigneto o granturcheto. I segugi viaggiano in silenzio ed in avanti, spesso fuori dalla vista, mentre i Còrso resta vicino all’uomo. Bisogna passare alla larga delle masserie per evitare di far scatenare i cani da guardia. Ecco, però, che il Còrso vola in silenzio verso un punto buio che lui sa: ha sentito l’uggiolare dei segugi che per lui è un chiaro discorso. L’uomo non fa niente: si affretta a raggiungere il luogo dove ha visto scomparire il Còrso e quando giunge sul posto
tutto è finito. Il tasso è un animale robusto e combattivo e dotato di forti difese ma l’esperto Còrso sa prenderlo e spacciarlo in un attimo. In questa forma di caccia notturna capitava di prendere qualche lontra giù lungo il Fortore.
Oggi, molti cani che vengono propinati come Còrsi sono degli incroci.
Il Còrso ha le labbra asciutte che non devono pendere all’angolo della bocca.

di Alfonso Comer

Copyright Editrice L’ Orsa S.R.L. 1990

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