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Il cane Corso alla custodia della stalla

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Tratto dal 1° Convegno Nazionale
CIVITELLA ALFEDENA – 16/17 Giugno 1990

Il Cane Corso
Caratteristiche e contributi per la definizione dello standard.

di Umberto Leone, nato a Foggia il 22 1945 a Manfredonia, Foggia, proprietario di una stalla con 50 vacche da latte.

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Cani Còrsi che oggi tengo in azienda discendono da quelli che mio nonno aveva trasmesso a mio padre e pertanto la loro origine si perde nel ternpo. Abbiamo sempre riprodotto noi stessi questa razza e posso dire che non abbiamo mai preso soggetti da altri o da altre zone. Da quel che mi risulta i nostri cani vengono allevati dalla famiglia Leone da anni oltre la memoria.
Sono tre anni che frequento i raduni speciali di razza alle mostre canine di Foggia ma sono pochi i soggetti buoni. La maggior parte presenta teste rotonde il che tradisce l’influenza del Boxer e del Mastino Napoletano. I miei cani non hanno mai avuto questa testa rotonda. I giudici non sono molto esperti perché mostrano di preferire facce troppo grosse. Il Còrso deve avere si la testa ed il collo grandi ma il muso non troppo schiacciato, non troppo prognato altrimenti si va fuori tipo. Il pelo è corto e rozzo; non ha il pelo delicato e la pelle sottile del Boxer. Possono esservi diversi tipi di manto:
grigio tigrato, fulvo tigrato, varie tonalità scure, fulvo con maschera. Sono frequenti i piedi bianchi e la macchia bianca sul petto. La pelle è tirata sul corpo. La statura del maschio giovane che ho ora (Rocky) è di circa 70 cm al garrese ed il suo peso è 45 kg.
Il Cane Còrso è particolarmente adatto alle esigenze di noi allevatori di vacche. Accompagna il bestiame sui pascoli e su comando sa ricondurre in dietro i capi che si allontanano troppo. E molto intelligente e si affeziona alle vacche ed ai vitelli. E noto che quando ci sono tre o quattro cani sciolti tendono afare branco e ad assalire il bestiame, ma con il Còrso questo pericolo non si corre mai. Anche se una vacca partorisce di notte, l’odore di sangue, l’assenza dell’uomo e l’oscurità non lo tentano e non si azzarda nemmeno a mangiare la seconda. Se metto un secchio di latte a terra magari il cane va vicino con desiderio ma poi si mette a guardarmi in faccia e non si azzarda a toccarlo prima del mio invito. Si comportano in questa maniera senza
particolare addestramento. Ho tenuto anche cani di altra razza e ho potuto fare il confronto.
Per un periodo ho avuto un cane lupo; era talmente prepotente che mi dava fastidio. I miei Còrsi, che erano di casa, erano tranquilli mentre questo nuovo arrivato ogni giorno si prendeva ora un secchio di latte, ora un uovo, ora era a correre dietro alle galline o ai gatti. Per il Còrso tutto questo è impensabile. Anni addietro abbiatno allevato anche pecore e per parare il gregge
mio figlio aveva preso una pariglia di cani da pastore tedesco. Dopo brevissimo tempo me li son dovuti togliere dalla disperazione. Non potevo tenerli slegati per nessun motivo: assalivano le pecore, le galline, le vacche… era come se fossero scesi i lupi dalla montagna! Insomma, l’unica razza per noi è il Cane Corso. Ti dà soddisfazione. La sera quando rientro da Manfredonia trovo i miei cani ad aspettarmi dietro al cancello e mi seguono dappertutto senza allontanarsi di un metro. Ovunque vada seguono; chi mi precede, chi si mette dietro. E una bella compagnia.
Noi abbiamo sempre allevato vacche da latte. Ai tempi di mio nonno si tenevano solo tre o quattro capi per stalla e ogni giorno si conducevano in paese dove si vendeva il latte mungendo porta a porta. Se gli veniva richiesto il Còrso era in grado di condurre la vacca afferrando una delle due funi che le pendevano dalle corna. Se la vacca recalcitrava allora veniva in soccorso un altro cane che si metteva a tirare sull’altra fune. Era un allevamento stallino, stanziale. La vacca usata allora era la cosiddetta «monaca.; ora ci sono la bruna, la pezzata e la svizzera. Da queste parti è la vacca garganica che va per i pascoli e per la montagna ma noi non abbiamo mai condotto questo tipo di allevamento. So che anche qui viene impiegato il Cane Còrso
ma a dire il vero è una razza che soffre un po’ il freddo per cui se per seguire il bestiame è costretto ad alla pioggia ed ai venti freddi si tende a sostituirlo col mastino abruzzese il cui folto manto costituisce una efficace protezione.
Non ci capita mai di usare il Còrso per ammansire le bestie grosse perché avendo solo femmine non abbiamo mai problemi.E’ il toro verso i due o tre anni che può divenire difficile. Se il cane non riesce ad afferrare il musello o l’orecchio perché l’animale non abbassa la testa allora è capace di saltargli sul dorso per raggiungere il suo scopo. Quando un tempo a Manfredonia c’erano le fiere di bestiame mi ricordo che succedeva di riacchiappare qualche imbizzarrita con l’aiuto dei Còrsi o dei mastini abruzzesi. Anche gli asini a maggio quando prendevano la mosca bisognava ricondurli alla ragione con i cani.
A noi il Còrso ci serve per la guardia. Il suo posto è sulla soglia della stalla; gli si mette uno stuoino e da li non si deve spostare per nessuna ragione. Ogni masseria dovrebbe tenere almeno una coppia perché la femmina lega il maschio alla casa e questo, sentendosi protettivo nei confronti della compagna, è maggiormente stimolato a fare il suo dovere. Fino ad ora non
abbiamo avuto casi di furto ma la criminalità a Manfredonia è in aumento.
I cani di notte li sento che sono sempre vigili. Di giorno stanno legati ma la notte li lascio liberi. Girano in continuazione; un momento li sento che abbaiano da una parte, dopo pochi secondi di silenzio ecco i loro latrati provenire dalla parte opposta. Vanno e vengono sempre, agitati dai rumori oscuri della notte. Una volta i recinti servivano solo per controllare il bestiame ma ora abbiamo dovuto alzare muri di due metri contro i ladri.
Il carattere del Còrso è tale che quando un estraneo si introduce nella masseria si acquatta un istante e poi parte subito ed in silenzio per assalire con decisione. Un giorno è venuto un mio cognato a trovare mio padre. E arrivato in motocicletta; il cane stava dietro il cancello. Appena l’uomo è entrato il cane l’ha preso per il braccio e l’ha tenuto cosi fermo. Quando dopo
un po’ di tempo è sopraggiunto mio padre e li ha trovati cosi è bastata una sua parola: “Liò!”perché mio cognato tornasse subito libero. È una razza molto ubbidiente. Un’altra storia simile con protagonista lo stesso cane è la seguente. C’era a Manfredonia un appassionato di molossi il quale ogni volta che avevamo una cucciolata la veniva a vedere. Quel giorno mio fratello aveva trasferito questo Còrso nell’altro caseggiato dove stavano i cuccioli e questa persona è entrata ignara nel cortile senza che ci fosse nessuno di noi in casa. Il cane è balzato e lo ha afferrato al petto. L’uomo conoscendo il carattere del suo aggressore, è rimasto fermo e calmo ma ha dovuto aspettare cosi un’ora prima che venisse mio fratello a liberarlo. Il cane non gli aveva fatto male.
Una volta si facevano combattere i Cani Còrsi ed avevo un maschio che era imbattibile. Sono venuti da Bari, da Campobasso e da tutte le parti di Foggia ma non c’è stato nessuno che l’abbia potuto mettere sotto. Aveva uno Scatto felino: appena vedeva l’avversario partiva come un fulmine e lo prendeva tra la gola e l’orecchio. Finché aveva il respiro libero non mollava. Una
volta a fianco della mia masseria passavano i greggi abruzzesi. Il mio Còrso allora si nascondeva basso nell’erba e tendeva l’agguato ai mastini che accompagnavano in testa le pecore. Alle pecore non diceva niente. Questi mastini erano ridotti al punto che per passare di qua dovevano nascondersi dentro il gregge.
Noi pratichiamo la consenguineità perché altrimenti si perderebbe la razza. L’accoppiamento più stretto che facciamo è tra fratello e sorella che non devono essere della stessa figliata. Una sola volta ho fatto riprodurre fratello e sorella dello stesso parto ma è nato un solo cucciolo, malato, che è morto poco dopo. In genere si mette nonno con nipote o zio con nipote. Le femmine in calore sono promiscue e non fanno attenzione a chi è il maschio. Le nostre cucciolate sono da 8 a 15. Ho notato che i cuccioli di questa razza vanno d’accordo solo tra loro e non familiarizzano con cani di altro tipo. I nomi che noi diamo ai nostri soggetti sono Leone, Leonessa, Pantera e Saturno. I nomi come Picciotto, Guaglione, Magnaccia, Cornuto
etc., non li usiamo mai perché sono propri dell ‘ambiente malfamato dei cornbattimenti di cani.
Il cibo che diamo loro è dato da una minestra fatta con gli avanzi della mensa. Inoltre vanno a mangiare il siero nel truogolo dei maiali ed il cruscame dei bovini. A volte tra i cani adulti nascono delle incompatibilità ed allora, se non si sta attenti, ci può scappare il morto.

di Umberto Leone

Copyright Editrice L’ Orsa S.R.L. 1990

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